In questo articolo vi voglio parlare dell’ utilizzo del caolino nella lotta contro la mosca dell’olivo, il primo insetto da monitorare nell’oliveto per i suoi danni sulla produzione.

In primis mi preme ricordarvi e consigliarvi, quando effettuate i trattamenti seppur biologici, di indossare comunque i DPI, ovvero i dispositivi di protezione individuale.

Per ridurre al minimo i rischi di incidenti di vario genere, usate guanti, calzature adatte, occhiali protettivi, e in questo caso anche una mascherina per lo spolvero del caolino durante la preparazione della miscela e la sua distribuzione.

Queste accortezze sono sempre necessarie nonostante il prodotto non presenti nessuna tossicita’ ne per l’uomo, ne per l’ambiente, ne per gli animali o i vegetali. Non ha infatti  giorni di carenza e per il suo acquisto non viene richiesto il patentino, in quanto non registrato come agrofarmaco, nè come concime, ma solo come corpo protettivo.

Detto questo, non mi dilunghero’ particolarmente sulla descrizione delle caratteristiche e proprieta’ del minerale caolino, cosa  gia’ fatta nell’articolo precedente ” Lotta alla mosca “

Descrivero’ invece le dosi, tempi, modi di utilizzo e compatibilita’ con  eventuali altri prodotti fitosanitari.

Il funzionamento del caolino nei confronti della mosca si basa sul camuffamento della pianta nei suoi confronti, rendendola bianca quindi irriconoscibile e non appetibile.

La mosca nella sua genetica intrinseca collega l’olivo al suo tipico colore verde che lo caratterizza, quindi dal momento che viene a mancare questo riferimento, il suo interesse nei confronti della pianta decade quasi completamente.

Il caolino dato correttamente, funziona meglio degli insetticidi attuali, dove comunque le olive vengono visitate e punte (puntura sterile). Non ha tossicità a differenza dei molti dei formulati in commercio che invece ne presentano sia per l’ambiente che per l’operatore ( vedi le dosi e i tempi di carenza ).

L’indubbia efficacia del caolino e’ dovuta probabilmente anche ad altri fattori  tra cui pare ci sia il suo ph basico. Infatti si e’ capito che la mosca viene anche attirata nella sua ovodeposizione sul frutto,  dalla presenza sulla stessa di batteri simbionti, proteine, enzimi e valori di ph caratteristici dell’ oliva, con cui il nostro prodotto interferisce.

Pare addirittura che la pianta stessa attraverso le foglie e sostanze chimiche volatili, mandi dei segnali di richiamo nell’aria.

E’ facile intuire che sicuramente l’argilla abbia appunto anche un ruolo di interferenza in questi processi naturali.

il suo valore di ph, e la sua proprieta’ di assorbimento dell’ umidita’, tra l’altro rende l’ambiente difficoltoso per lo sviluppo di funghi, e a mio avviso esplica anche un’azione inibitoria nei confronti del batterio della rogna.

Questo prodotto non esplicando nessuna azione insetticida nei confronti della mosca, va da se’ che va dato quindi preventivo prima dell’ attacco della stessa.

Per sapere nella vostra zona  il periodo preciso di arrivo dell’ insetto, vi consiglio di informarvi presso le associazioni di categoria da voi presenti o di guarda su internet cercando semplicemente i bollettini fito sanitari di zona.

Da anni, oramai ci sono in tutta Italia monitoraggi settimanali costanti  sulle ovodeposizioni attive e le malattie riscontrate in quel loco.,  Il bollettino con suddette informazioni è un utile strumento per chi coltiva gli ulivi ma va secondo me affiancato anche con un monitoraggio fatto da noi nel nostro uliveto.

 

Detto questo, io vi consiglio in linea di massima, di eseguire il primo trattamento con il caolino in prevenzione all’arrivo della mosca.

Nella mia zona infatti, per fare un esempio la Bractrocera Oleae comincia ad ovodeporre durante la prima settimana di luglio, anche se effettivamente essa e’ gia’ presente comunque’ da maggio. La sua attività dipende da molti fattori, tra cui la temperatura, l’umidita’, la varieta’ di olive, etc etc.

Le caratteristiche primarie del caolino sono di di essere un corpo protettivo nei confronti dei colpi di calore. Grazie alle sue proprietà riflettenti dei raggi infrarossi e ultravioletti, e’ in grado di far risparmiare acqua alla pianta, di abbassare la sua temperatura, di ridurre lo stress idrico  post allegagione.

Una delle principali cause della cascola dell olive in questo periodo è il calore e la siccità, questo prodotto non influisce negativamente nemmeno sulla fotosintesi.

Questa caratteristica è molto importante in un periodo dove la richiesta idrica e’ elevata, proprio per la delicata fase di accrescimento delle drupe e la formazione del nocciolo. Le olive senza nocciolo, cioe’ seme, vengono infatti lasciate cadere dall’albero, perchè ritenute inutili.

Utilizzo

il primo trattamento deve essere fatto molto bene, infatti se non lo fate nel modo ottimale il primo, i successivi serviranno a ben poco. Viceversa, se lo fate ottimamente, i successivi verranno ancora meglio e soprattutto li farete con meno prodotto, in minor tempo, avendo persino un’efficacia maggiore,  perchè andrete a sovrapporre con i passaggi successivi.

Il primo passaggio andrebbe fatto con 5 kg di caolino per 100 lt di acqua, come potete anche facilmente leggere sulle etichette. Io invece vi consiglio la dose di 4,5 per 100 lt di acqua, questo per facilita’ di esecuzione, per la densita’ della miscela, e perche’ questo prodotto non e’ molto solubile in acqua.

La nostra soluzione e’ satura, quindi abbiamo la precipitazione di una percentuale di caolino disciolto.

L’ideale per darlo sarebbe  avere una motopompa con l’agitatore incorporato al’interno del serbatoio, per mantenerlo in sospensione acquosa e solubilizzato. ;

Per darlo correttamente, inizialmente prima di fare la zona esterna della pianta d’olivo, dovete entrare nella chioma, con le spalle al tronco ed irrorare in giro tutta la fronda interna. Fatto ciò uscite e fate la parte di chioma esterna cominciando dall’alto, girando intorno alla pianta sempre con velocità costante, ad una debita distanza, con un getto ben nebulizzato.

Questi  trattamenti infatti vanno fatti con le gocce nebulizzate, e senza insistere troppo tempo sulla stessa zona di chioma. Vi dico ciò perche’ altrimenti le gocce si uniscono tra loro, diventano pesanti, scivolano sulle foglie e precipitano a terra.

Non e’ raro che in un trattamento fatto grossolanamente con poca attenzione, l’80% del prodotto vada a sgocciolare in terra. Meglio piuttosto ripassare le piante due volte, come faccio spesso per le parti alte o quelle che dopo mezz’ora dal trattamento non vedo ben coperte.

Dal secondo trattamento le cose si semplificano,ma tengo a sottolineare che  e’ molto importante fare correttamente il primo in modo tale che la seconda volta sia molto più veloce il lavoro da fare e che il caolino possa aderire ancora meglio appoggiandosi su fronde, foglie e olive con sotto già la patina della prima applicazione fatta circa il mese prima.

Io vi consiglio di andare a scalare  preparando la miscela con 4 kg per il secondo passaggio e circa 3 kg per il terzo.

Vediamo alcune criticità sul prodotto.

Per dilavare il caolino deve piovere abbastanza intensamente, per minimo un paio d’ ore.Certamente nelle zone soggette a questi fenomeni può essere un problema. Per ovviare si può quindi addizionare un adesivante come il sapone molle potassico, la calce per uso agricolo, la bentonite (altra polvere di roccia ) o un legante già pronto tra quelli in commercio. Vi raccomando a questo proposito di leggere bene le composizioni dei prodotti che comprate e di verificare sempre che abbiano il marchio bio.

 

Raccolta delle olive su cui è stato usato il caolino per la lotta alla mosca olearia.

Raccolta delle olive su cui è stato usato il caolino per la lotta alla mosca olearia.

Vediamo invece la compatibilita’ del caolino con altri agrofarmaci.

Può essere miscelato  con il rame,in  tutte le sue formulazioni, con un fitostimolante , con gli EM, con le micorrizie, con il litotamnio e la bentonite.

Io vi consiglio però  almeno per il primo trattamento, di utilizzarlo da solo per non comprometterne il colore ,cosa che avviene per esempio miscelandolo con il rame.

Sul discorso rame io sconsiglio il suo utilizzo regolarmente e sopratutto in estate, a causa della sua fitotossicita’ nei confronti delle foglie , e del suo accumulo nel terreno e nel fegato dell’ operatore. E’ e resta infatti un metallo pesante .

Spesso ce lo dimentichiamo ma è al pari del mercurio. Il suo accumulo e’ dovuto anche al suo non dilavamento e alla sua non degradazione nel terreno ad opera dell’ acqua e dei microrganismi.

 Il trattamento con il caolino come qualsiasi altro, e’ funzionale se la pianta e’ naturalmente potata con criterio.

Molti di voi chiedono i litri di miscela che servono per trattare  cento piante o un ettaro di uliveto.

Rispondere a questa domanda e’ molto complicato, dal momento che molto dipende da diversi fattori di cui non possiamo essere a conoscenza, come le dimensioni della pianta i metri quadrati di chioma, etc etc .

Concludo dicendo che sono sicuro di aver consigliato una buona soluzione per la lotta alla mosca e per aiutare le piante nel periodo estivo a tollerare meglio le alte temperature. Poi essendo un prodotto completamente naturale, non ha periodi di carenza e non e’ residuale nell’ olio. Non è poco se ci pensate; potreste dire la stessa cosa di un’olio trattato con insetticidi chimici?

 

Buon olio Bio a tutti!