L’acqua piovana è una risorsa molto importante ina gricoltura.Vediamo in questo articolo come poterla raccogliere e sfruttare al meglio

Non so se vi sia mai capitato di essere colti di sorpresa da un bel temporale mentre fate dei lavori in oliveta o, semplicemente, mentre vi state godendo l’invaiatura delle vostre olive…Io credo proprio di sì! Ecco, sicuramente avrete assistito al rapido scorrimento dell’acqua piovana appena caduta.

Se il terreno è inerbito, “poco” male, ma se invece è stato lavorato la quantità di suolo fertile e nutrienti che abbandonano per sempre il vostro podere è veramente enorme.

Per capire meglio i vantaggi dell’inerbimento clicca su questo link: http://www.coltivaregliuliviinmanierabiologicaenaturale.com/it/linerbimento-nelluliveto/amp/

Nel Chianti, dove vivo io, è stata stimata una perdita di 27 tonnellate per ettaro l’anno di suolo fertile, un numero enorme e preoccupante se pensiamo che il suolo è davvero l’unica banca da tutelare poiché è di fatto la base da cui dipende la nostra alimentazione e, dunque, la nostra sopravvivenza.

Quello che dobbiamo fare, allora, è evitare che l’acqua piovana ruscelli via dal terreno – a patto che non sia un terreno soggetto a ristagno idrico, ma in questo caso la coltivazione dell’olivo non è la più adatta in quel sito.

Dobbiamo pensare a rallentare la corsa dell’acqua fino a farla infiltrare lentamente nel suolo in modo che idrati bene e ricarichi la riserva d’acqua fondamentale per le nostre piante durante i periodi di siccità.

Voglio ricordare che l’acqua è la base della Vita sul pianeta, noi stessi ne siamo costituiti al 65%, in essa sono disciolti tutti i minerali e le molecole organiche del suolo, ovvero la “soluzione circolante”, che è indispensabile nei processi microbiologici del terreno.

Sepp Holzer, permacultore ed esperto di gestione dell’acqua (di cui vi invito a  a leggere un libro), afferma che < visto che la Terra è costituita al 70% d’acqua, se la gestite al meglio vi siete già tolto il 70% dei problemi!>.

Se volete approfondire la conoscenza dei dettami di Sepp Holzer vi consiglio questi libri:

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un esempio di “laghetto” di raccolta delle acque piovane

 

 

Le tecniche per fare infiltrare l’acqua nel terreno sono varie e  possono iniziare dal porre pietre e siepi come barriera lungo le curve di livello (ossia una linea che unisce i punti sullo stesso piano, in “bolla”). Inoltre queste siepi possono fungere da riserva di biomassa da trinciare nel terreno arricchendolo di humus.

Un’altra tecnica è creare dei veri e propri bacini o laghetti.

Con Lorenzo all’Azienda agricola “La Scoscesa” abbiamo creato una serie di raccolte d’acqua, una media di 3-4000 lt a bacino. Il terreno è interamente terrazzato e molto in pendenza. Quindi l’erosione è un fattore realmente concreto, da qui la necessità di rallentare il flusso d’acqua soprattutto nelle strade di accesso e dove non siano presenti terrazzamenti.

Per la realizzazione dell’invaso si deve principalmente valutare dove c’è erosione, capire da dove proviene il flusso d’acqua, fare una valutazione sull’intervento che andremo a fare in relazione al tipo di terreno, alla pendenza e alle strutture limitrofe come muri strade o edifici.Inoltre va ponderata l’ampiezza della raccolta che intendiamo creare.

Avevamo notato una forte erosione in una zona dove l’acqua compiva una lunga discesa e dove accumulava portata, forza e velocità, quindi lì dovevamo intervenire.

Con l’ausilio di un escavatore abbiamo scavato, a valle, una trincea profonda 50cm e larga quanto il lato valle del bacino. Poi si è cominciato a rimuovere la terra dalla trincea verso monte ed il materiale di scavo è stato rimesso nella trincea comprimendo lo strato ogni volta con la benna dell’escavatore.

la fase di scavo

 

Si è continuato finché la terra messa nella trincea (che deve essere argillosa) non sia diventata una vera e propria diga impermeabile e l’eccesso di terra dello scavo, messa oltre la “chiave”, ha formato l’argine del bacino.

In fondo quello che viene realizzato è uno sbarramento a valle di un flusso meteorico che si ferma ed infiltra.

Una volta terminato lo scavo si possono mettere a monte dell’invaso delle pietre che rompano il flusso di acqua e, eventualmente, piante che riusino i nutrienti dilavati durante la corsa. Sull’argine si possono anche coltivare piccoli frutti, avere siepi odorose o quello che più ci aggrada.

C’è da valutare che all’inizio non è automatica la permanenza dell’acqua nell’invaso; soprattutto i primi anni la vedrete infiltrare nel suolo piuttosto velocemente. ma il nostro primo scopo è eliminare l’erosione del nostro terreno e godere della reidratazione della falda freatica. Successivamente al compattamento della terra argillosa del laghetto subito dopo le prime piogge avremo creato un piccolo bacino che ci potrà servire in casi di siccità per irrigazioni di emergenza.

Una volta che avremo l’acqua potremo anche sbizzarrirci coltivando intorno anche piante palustri. 

La presenza alternata di umidità è sufficiente per la permanenza di molti insetti utili all’ecosistema, uno fra tutti è la libellula, instancabile cacciatrice di mosche e zanzare.

Una volta realizzato l’argine, prevedete un troppo pieno che faccia defluire l’acqua in eccesso dall’invaso, ma fate in modo che defluisca via lentamente o vi eroderà l’argine. Pietre e piante sono ottimi frangiflusso per l’acqua in uscita.

Questa tipologia d’invaso si dice a “chiave” o “keyway” poiché ha all’interno dell’argine una barriera di materiale compresso che scende alla stessa profondità del bacino; vi sono altre tipologie di bacini di cui  parlerò in altri post.

Uno dei fattori che rende l’Italia un Paese così debole a livello idrogeologico è proprio la non gestione delle acque meteoriche. Ciò succede perché siamo abituati ad accedere comodamente ad una fonte idrica( ad esempio un pozzo ), è dato per scontato, quindi la pioggia che cade sopra i nostri terreni sia  solo un problema da fare scivolare via velocemente. Tutto ciò è insensato visti i lunghi periodi di siccità e le stagioni anomale che stanno accompagnando gli ultimi anni!

Gli interventi di captazione delle piogge dovrebbero essere la base delle amministrazioni specie in un periodo storico come questo dove gli eventi atmosferici sono concentrati in periodi più brevi e la loro assenza è prolungata in determinati periodi dell’anno.

La realizzazione di una zona di accumulo dell’acqua piovana è veramente un passo avanti per il vostro terreno e per gli animali che ne beneficeranno. Ogni volta che arriverà un acquazzone tutti ne godranno.

 

Esempio di bacino di raccolta delle acque piovane.

 

Sono convinto che la prima libellula che vi volerà vicino mentre passeggerete in oliveta ripagherà i vostri sforzi. Sarà uno spettacolo!

Articolo e foto a cura di Daniele Anam

tel  3395920024  mail chiseitu10@gmail.com

 

Scopri tutti i nostri consigli sulla coltivazione biologica e naturale dell’ulivo, consulta le sezioni tematiche del blog: 

http://coltivaregliuliviinmanierabiologicaenaturale.com/it/

 

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 Buon olio bio a tutti! 🙂

 

Bibliografia sull’argomento:

The Permaculture Earthworks Handbook Douglas Barnes

Rainwater Harvesting for Drylands and Beyond, Volume 1 e 2 di Brad Lancaster